Le tecniche necessarie a ridurre il rischio di erosione del terreno
L’Ingegneria Naturalistica si riferisce all’insieme di tecniche necessarie a ridurre il rischio di erosione del terreno negli interventi di consolidamento, utilizzando piante vive o parti di esse (semi, radici, talee), da sole o in combinazione con materiali naturali inerti (legno, pietrame o terreno), materiali artificiali biodegradabili o materiali artificiali non biodegradabili (reti zincate, geogriglie, georeti, geotessili).
L’uso di materiali naturali, reperibili direttamente sul luogo di intervento, ne garantisce il successo e la rapida diffusione anche in altri ambiti applicativi.
È importante evidenziare come ogni opera, proprio perché realizzata con materiali naturali, necessiti di controlli e manutenzione periodica (sfalcio della copertura erbosa, potatura delle piante arboree).
L’impiego delle tecniche di ingegneria naturalistica presenta numerosi vantaggi:
Nel 2013, a seguito di copiose piogge, una grossa frana ha isolato una casa situata nella località Buggi (La Spezia). Il proprietario ha dovuto abbandonare l’abitazione e trasferirsi altrove in quanto la “crosa” di collegamento era scivolata in blocco a valle. Il problema era di difficile soluzione in quanto essendo impossibile raggiungere il luogo con qualsiasi mezzo meccanico, non si poteva ipotizzare la costruzione di alcun tipo di muro di sostegno.
Ho pensato pertanto di scavare manualmente un sentiero a mezza costa lungo il fronte di frana per poter preparare la base di una palificata a doppia parete, tecnica di ingegneria naturalistica usata per il contenimento delle frane. La fase più difficile è stato portare il materiale a spalle in loco lungo un percorso in salita di circa 300 metri; è stata necessaria
una squadra di 10 persone che ha lavorato 2 giorni per trasportare 250 tronchi di castagno lunghi 3 metri e 20 cm di diametro del peso di 100 kg e 20 sbarre da 6 metri di lunghezza di tondino di ferro per il fissaggio dei tronchi.
La base della palificata è situata a 4 metri sotto il livello della strada dove la roccia è più solida; sulla sommità della palificata è stata ricostruita la scalinata in tronchi di castagno e cemento anziché in mattoni. A contenimento della scarpa a monte della strada è stata predisposta una palizzata costituita da tronchi verticali sprofondati nel terreno per circa un metro e collegati fra loro con mezzi tronchi tagliati per lungo. Per conferire più stabilità alla struttura è stato sfruttato il principio dell’arco, come in uso nelle dighe. Questo accorgimento sposta più a monte la risultante delle forze di spinta contribuendo a un maggior equilibrio statico della struttura.
Chiaramente, essendo i tronchi dritti, è stato necessario creare una linea spezzata per realizzare la curvatura. Occorre precisare che tale opera è stata realizzata prima che venisse in vigore la legge che prevede il calcolo strutturale per la palificata; attualmente bisogna considerare nei costi anche la progettazione e il calcolo strutturale, corredato da relazione geologica.
Il risultato di quest’opera, che ha richiesto tre mesi di lavoro, ha un notevole valore estetico ed è un esempio di combinazione di più tecniche di ingegneria naturalistica utilizzate per la prima volta in contesto urbano.
Su un pendio franoso a Crevari ho utilizzato la tecnica dell’idrosemina manuale per bloccare l’erosione del suolo. Ho preparato il terreno spianando leggermente la superficie e ho seminato con una soluzione di acqua, agar come collante e concimante e semi di graminacee e leguminose idonee allo scopo.
Nel 2011 una grossa frana si era abbattuta su una casa sottostante fino a ostruire parte dell’ingresso. Per consolidare la frana ed arrestare il movimento di terra ho realizzato un sistema di tre palificate doppie a gradoni coronate da una palizzata semplice a monte. Sono stati impiegati 900 tronchi di castagno in parte trasportati tramite una teleferica artigianale realizzata con un motore di motozzappa invertito e, in parte a spalla. Lo scavo per alloggiare le palificate è stato effettualo completamente a mano poiché non poteva accedere in loco alcun mezzo meccanico.
Mi è stato affidato l’incarico di allargare un prato spostando in avanti di tre metri la scarpa e ho scelto il sistema della palificata doppia per creare una struttura cellulare resistente da riempire con 50 metri cubi di terra. Sul ciglio ho costruito una ringhiera in castagno in stile valdostano, prolungamento della palificata stessa.
Ho aiutato il mio amico ed ex praticante Mirco a costruire una palificata di contenimento nel suo magnifico terreno a Sant’Alberto ed ecco il risultato.
Docente: Pier Luca Astro
6 Settembre – Pigiatura
20 Settembre – Torchiatura e Distillazione
21 Marzo – Imbottigliamento
Cantina dei Fieschi, Frassinello, Valbrevenna
€ 50 persona